La Lazio, giostra di emozioni e vuoti d’aria che tolgono il respiro, scariche di adrenalina e l’irrazionalità, appena finito il giro-partita, che fa chiedere: lo rifacciamo? Lo rifacciamo il tifo, lo rifacciamo il commento, l’analisi, quasi la vivisezione del corpo Lazio? Perché a fine giro-partita ci si scrolla di dosso la paura e le urla, le braccia e le gambe molli, resta soltanto l’euforia e il divertimento e la sospensione della realtà con le sue norme e leggi fisse. Norme e leggi fisse che scrivono di una Lazio la cui difesa non è una giostra ma la casa degli orrori, i cui uomini più rappresentativi sono perduti nel labirinto degli specchi – moderni emuli di narciso e del culto dell’immagine. Immagini che intanto scorrono su una superficie non riflettente, stavolta, ma pixelata e schermata, significato di un mondo in crisi evolutiva e di un gioco ancora in crisi evolutiva, quello della Lazio, fatto di vette altissime ed abissi infernali e, nel mezzo, di speranze e di fervore biancoceleste.

Le giostre, però, sono un ricordo comunemente dolce dell’infanzia, della magia inanimata, dello zucchero filato che caria i denti ed appiccica labbra e mani, ma rassomiglia ad una nuvola in cui scorgere la forma della felicità imperfetta: così è la Lazio, come una domenica su un congegno meccanico che, dopo tanti giri, rischia di incepparsi se non è ben oleato. Così è la Lazio, come la scorpacciata di caramelle che causano il mal di pancia ma non l’esperienza, che provocano un sospiro nostalgico della felicità racchiusa in una chimica artificiale, quella che mai però potrà ricreare il gusto naturale di un prodotto-squadra sano ed equilibrato. La Lazio ormai vive di emozioni industriali, di luci dei riflettori già pronte a spegnersi per illuminare altrove, dove la Lazio non brilla più: l’industria mediatica, esaurite le attenzioni verso la novità da proporre al pubblico-mercato, sposta l’attenzione verso un nuovo scintillio, una nuova cromatura. Come la nuova attrazione che attira la folla e che, dopo il giro di prova, esaurisce la sua carica potenziale e muove la fila altrove. Più nessuna azione spericolata: le emozioni si appiattiscono e vengono annientate dall’avversario di turno che riesce oggi in tutto quello in cui la Lazio riusciva ieri – vittorie nel recupero incluse.

Se non c’è più il rischio di una Lazio spericolata, neanche uno schianto sapientemente attutito saprà riaccendere gli animi: della giostra si sa tutto, tempi e movimenti, alti e bassi, velocità e soste. Il secondo giro che perde la novità entusiasmante del primo e annuncia la noia del terzo, quando il corpo, abituato, non sussulta più.