Quella andata in scena ieri sera tra Lazio e Torino, gara da disputarsi nella venticinquesima giornata di campionato, è stata l’ennesima farsa che l’intero palazzo governativo del calcio avrebbe potuto francamente risparmiarci.

 Una partita non solo non giocata, ma che tutti sapevano già in anticipo non si sarebbe disputata: la ASL del capoluogo piemontese, per motivi legati al COVID-19 – ovvero la positività di alcuni giocatori granata – già aveva annunciato la decisione di bloccare la partenza per Roma.

 Eppure, isolando l’aspetto calcistico, è il caso di esclamare: “giusto cosi”. Invece, proprio includendo l’aspetto calcistico, è necessario considerare che il Torino, guidato dal suo pittoresco presidente, ha già usufruito del bonus legato ad un protocollo sottoscritto pochi mesi fa da tutte le componenti del calcio e con il benestare del Ministero della Salute.

 Ecco allora allargarsi la riflessione, che porta inevitabilmente a domandarsi se una semplice ASL conti molto di più dell’organo supremo della saluta pubblica.

 Il dubbio che ne consegue sorge quasi spontaneo: forse questo protocollo viene applicato solo quando conviene? Da tifosi e sportivi, ascoltare opinioni e interviste di addetti ai lavori è stato molto imbarazzante. Imbarazzo cresciuto quando, al mattino, i tamponi sono risultati tutti negativi.

 Questa partita per caso non si doveva giocare? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Perché l’aspetto ancor più vergognoso è legato al fatto che la Lazio è stata fatta passare agli occhi della gente come una società opportunista.

 Cosa mai avrebbe dovuto fare? Forse non presentarsi, non rispettando così le regole?

 Le regole, queste benedette regole: si predica bene e si razzola male da sempre. Fatta la legge, trovato l’inganno; ciò ammesso, che si abbia il coraggio di prendersela con chi redige regole e protocolli.

 Cosa sarebbe accaduto se ci fosse stata una partita europea? Come si sarebbe comportata la UEFA? E soprattutto, come sarebbe andata a finire? 

 Si attende adesso con serenità il giudice sportivo, che dovrà pronunciarsi sull’esito finale della partita. Certi che non finirà qui, perché la palla inevitabilmente passerà ai tribunali di competenza.

 Che tristezza!

 È ormai certo, le regole dello sport sono carta straccia. Il burattinaio che manipola i burattini è come un arbitro che, nonostante abbia ha disposizione il VAR, se ne infischia e procede secondo il suo disegno.

 Che poi in fin dei conti, se l’Italia è solita a rimpalli di responsabilità, per quale motivo il calcio dovrebbe essere un isola felice?

 Ops! Felice si, ma per pochi.

Buona farsa a tutti.

 Avanti Laziali