Er Tassinaro, ma chi era veramente Er Tassinaro?

Goffredo Lucarelli è stato il tifoso laziale più famoso negli anni Settanta. La sua fama era arrivata dappertutto. A Milano per dire, era conosciuto molto e anche benvoluto, anche se una volta è dovuto uscire di nascosto, vestito con un camice da infermiere e dentro l’autobulanza perché se lo prendevano i Boys lo avrebbero fatto a pezzi. I tifosi della Roma lo rispettavano e lo temevano per la sua grinta. La grinta del Tassinaro era conosciuta bene nella Sud, come ha testimoniato quel graffito sui bastioni del Gianicolo che recitava: “Romanisti tremate perché er Tassinaro ve gonfia”…

Un leader per la Curva, una vita passata allo stadio sempre in prima fila. Quando c’era da incitare o contestare la squadra. Nel bene o nel male, il simbolo dei tifosi laziali in quegli anni. Era un criticone ma era anche molto passionale, simpatico o antipatico, sbruffone e bonaccione, dipendeva da cosa sentiva in un momento qualunque. L’ultimo Rugantino ribelle di una Curva ribelle. Un personaggio che spesso e volentieri era al centro di clamorosi aneddoti che l’hanno reso popolare tre i tifosi della Lazio. Un personaggio da commedia all’italiana, un tipo che si rese protagonista ad Ascoli quando, diventato autista di un’agenzia di pompe funebri, lasciò il “cliente” che doveva essere trasportato al cimitero, parcheggiato fuori lo stadio Del Duca, per non perdersi la sua Lazio che giocava in trasferta. Un mito. Il classico laziale fracico, come si dice a Roma. Ed è stato anche l’unico tifoso a cui, nello spirito di goliardia dei tempi passati, è stato dedicato un club: l’Associazione Amici del Tassinaro.

Durante le manifestazioni organizzate per il Centenario della S.S. Lazio, è stato costruito il comitato “Amici del Tassinaro”, libera associazione, senza fini di lucro, nata per festeggiare il capo dei capi della tifoseria biancazzurra, er Tassinaro appunto, il mitico Goffredo Lucarelli.

Festeggiando il leader storico, nel bene o nel male, dei tifosi, l’Associazione “Amici del Tassinaro” intende festeggiare l’intera tifoseria laziale che ha dato sempre il meglio di se per questa squadra di Roma, senza chiedere nulla in cambio.

 Er Tassinaro se n’è andato il 1 Agosto 2012, in una giornata molto calda, come quella di oggi. Lui era fatto così, stato un punto di riferimento per tanti tifosi, amato e odiato. Aveva un carattere impossibile, e qualche volta ti portava all’esaurimento. Non penso che possa esistere una sola persona a Roma che non abbia avuto almeno una volta nella sua vita un problema con Goffredo, uno scontro verbale, una scazzottata, una lite. Ripeto, era fatto così. Ascoltava solo se stesso, ma aveva un cuore enorme e una risata contagiosa, e li ti faceva dimenticare tutto. Molti hanno approffittato per arricchirsi alle spalle della Lazio, lui no. Lui è rimasto genuino fino all’ultimo, uno che i soldi li ha sempre spesi per seguire la Lazio in tutto il mondo, con una sciarpa in mano, uno che non ha mai abbandonato “i suoi ragazzi”, così li chiamava, perché la lealtà e l’amicizia venivano prima di tutto. Anche dei soldi.

Una volta Vincenzo D’Amico disse: “Chi era Goffredo Lucarelli? Uno dei più grandi rompicoglioni che io abbia mai conosciuto, ma al tempo stesso uno dei più grandi laziali di tutti i tempi”.

Quando si parla di lui si potrebbe andare avanti per ore, perché Goffredo è stato uno dei simboli del tifo degli anni Settanta, di un calcio che non ci sarà mai più. Un calcio puro, senza interessi. Per qualcuno Goffredo resterà quello della tentata invasione di Lazio – Ipswich, quello che aspetta sopra al tunnel l’arbitro armato di un bastone lungo più di lui. Per molti resterà il capo degli Eagles Supporters, come uno dei fondatori dei “Viking” o come il leader indiscusso di quell’epoca. Ma sicuro resterà per tutti semplicemente un grande laziale, disposto a mettere la sua Lazio prima di tutto. Un amico su cui potevi sempre contare. Uno dei tanti seduti, ora, in quella Curva Paradiso a guardarci dall’alto. In quella Curva c’è chi è arrivato a piedi, chi con la moto o motorino, lui c’è arrivato in taxi, sigaretta che pende dalle labbra e con il suo classigo grido “a pezzentoni”. Un romano de Roma, di spalle a Trastevere e ai bordi del rettangolo verde di gioco, cresciuto alla Magliana, adottato a Colle Oppio, infine esule solitario sul litorale romano. Con la sua “elle” scandita come “erre”, rimarrà per sempre un simbolo di un’epoca scomparsa. Anche se non è più tra noi, per i suoi amici, per chi non l’ha conosciuto non svanirà l’imperituro ricordo.

Goffredo  Lucarelli un vero e unico tifoso Laziale.

Il Tassinaro quindi, elevato ad emblema e sinonimo del tifoso laziale, che va tutelato ed onorato.

 

Ciao Tassinà