È appena passata la mezzanotte, e ora posso parlare con più lucidità della giornata che ho vissuto in questo Derby. Tornare a casa il sabato notte da lavoro alle 4 e partire alle 10.30 per andare allo stadio è stata una bella botta. Ma per la mia Lazio questo ed altro. Incontrare i tuoi compagni di avventura de: La Voce dei Laziali, e viverci un Derby è stato veramente bello. Entrare alle 12 dentro lo stadio, quando mancano ancora 6 ore all’inizio della partita. Quella partita che se non sei di Roma non potrai mai capire cosa può significare. Cosa ti puoi far scattare dentro, un mix di emozioni e sentimenti che solo un vero tifoso può provare. La giornata, come ho già detto, è iniziata presto, e questo perché ho potuto assistere e partecipare alla preparazione della coreografia della Tribuna Tevere da parte del Sodalizio. Vedere il lavoro che c’è dietro, il sacrificio e la partecipazione di ciascuno di loro. Io sono sempre andato in Curva da tifoso, e le coreografie a cui ho partecipato erano già fatte e finite, ieri invece ho visto l’amore che c’è dietro, l’impegno, le tante persone che ne partecipano. Una cosa bellissima… Alle 17 sembrava che eravamo allo stadio da una vita, e mancava ancora un’ora all’inizio della partita. Vedere dalla Tribuna la coreografia della Nord è stato stupendo, il senso e il significato della coreografia, ha forse e dico forse, insegnato qualcosa a inquelli. Ma ho dei dubbi che l’hanno capita veramente. Noi sappiamo cosa significava, noi sappiamo qual è la verità. Noi siamo Roma, e non la roma. Vedere la Tribuna e quella coreografia di cui hai fatto parte nel prepararla è stata una grande emozione. E poi la partita, la partita è stata indescrivibile. La classica frase da dire sarebbe, una partita che non può vedere un debole di cuore, smentisco categoricamente questa cosa, è stata immensa e dura. Emozionante e infinita. Il gol del Sergente sulla pennellata di Felipe Anderson è stato qualcosa di meraviglioso. Come certe giocate del nostro Felippetto. Un Ciro Immobile che ha dato tutto e ha dimostrato sul campo il suo vero valore, penso che se avesse segnato, solo per la prestazione gli sarebbe spettata un’altra scarpa d’oro. E poi arriviamo al momento più atteso forse dai tifosi della Lazio. Il gol di Pedro, sotto la loro curva. Proprio lui. Lo scarto, il vecchio, il giocatore finito, il fuori rosa di Mourinho. Quanto n’ce capite niente di calcio. L’esperienza di questo giocatore è straordinaria, lui è un giocatore che può permettersi di giocare partite così fondamentali e sentite senza avere la paura di sbagliare, senza l’ansia, perché ha vinto talmente tanto che per lui, anche se lo sa quanto è importante il derby a Roma, è comunque una partita di calcio. Vederlo correre ad abbracciare il nostro Comandante, la corsa verso di lui. Un emozione che è difficile da poter raccontare se non l’hai vissuta. Poi il loro gol. E lì torna la paura, la paura che con la fortuna dei principianti e l’aiuto dell’arbitro ti fanno venire i brividi. L’attesa per l’inizio del secondo tempo non l’ho nemmeno sentita, mi è sembrato tipo quando giochi i tempi supplementari, fischio dell’arbitro al 45° e già erano fuori per il secondo tempo. Le parate di Reina, ogni parata un infarto. L’effetto visivo del tiro fuori di Ciro Immobile, in tanti hanno esultato. Io molto tranquillamente ho detto: “ha preso l’esterno della rete”. Ma quello che ha fatto dopo, da insegnare alle scuole calcio. La sua cavalcata verso l’area della Roma, saltato Mancini, messo a sedere il portiere della Roma e il passaggio per Felipe Anderson che insacca il 3 a 1 e corre sotto la Curva Nord. Ma di cosa stiamo parlando, ma che ne sapete voi. Solo chi ha vissuto quel momento e si ritrova ad abbracciare tutti e urlare come un pazzo può cercare di spiegare cosa si prova. Ma è impossibile. La lezione di Pedro al bambino viziato, sempre sotto la loro curva. Nemmeno con il tom tom il poro Zaniolo lo ritrova a Pedrito. Una gara bellissima, poi esce Luis Alberto per Akpa-Akpro ed eccolo lì, il solito rigore per la Roma. Come sempre inesistente. Con l’attore principale, il bambino viziato. 3 a 2. E la paura torna, ma piano piano va via. La Lazio gioca con calma, gioca bene. Poi il brivido. Il tiro di Zaniolo, ma la risposta di Reina vale come un gol. Parata strepitosa che fa cascare a terra il giocatore della Roma e poi sostituito. I minuti non passano, i 5 di recupero sembra “La storia infinita”. Ma poi arriva il triplice fischio finale. La Lazio batte la Roma 3 a 2. I giocatori che festeggiano in campo e io, che mi accascio per riprendermi. Perché partite così sono dure e toste da vivere. Ma talmente belle che tutta l’adrenalina e l’emozioni che hai vissuto sono inspiegabili. I giocatori che vanno sotto la Nord, Sarri con Olimpia. E poi parte la canzone di Lucio Battisti, e come sempre li, per quanto mi riguarda scende una lacrima. E poi da un momento all’altro si sente una canzone strana, una canzone insolita per uno stadio. Raffaella Carrà con il suo Pedro. E non ciò capito più niente, e mi sono ritrovato a ballare. Si, io a 40 anni che ballo Pedro di Raffaella Caffà. Il Derby è questo, ti fa fare anche questo tipo di cose. Il Derby ti fa tornare bambino, ti fa sentire invincibile. Quando lo vivi allo stadio poi è qualcosa di unico. Senti i cori della Curva, canti per svariate ore. Le prese in giro per gli adottati di Roma, a proposito, ma che coreografia era? Se così si può chiamare. Non c’è stata storia e non ci sarà mai storia tra le due Curve. La Nord da spettacolo insieme alla Tevere e loro possono solo ammirare e imparare. Il primo Derby di Sarri vinto sul campo, facendo scatto matto al già campione d’Italia di Mourinho. Un grande personaggio senza dubbio, anche un ottimo allenatore. Ma Sarri glie l’ha incartata per bene questa partita. Loro che come sempre parlano prima, come sempre si sentono campioni da Giugno, come sempre escono sconfitti. E poi era un 26, il numero 26 a Roma vuol dire solo una cosa: Coppa n’faccia. Era nella storia, come il gol di Pedrito. Un tiro da biliardo. Un tiro che sarà per molto e molto tempo un incubo per inquelli. Alla fine era solo uno scarto. E poi il ritorno a casa, sentire i clacson suonare. Sentire le radio, la solita sceneggiata di Mourinho, e il grande comportamento da signore del nostro Comandante. Ma Signori si nasce, come diceva Totò. Una giornata faticosa, ma una di quelle che ti restano dentro. Ogni minimo dettaglio non andrà mai via dal tuo cuore, dalla tua memoria. Una partita bellissima, e anche il risultato di 3 a 2 è poco per come ha giocato la Lazio. Ma l’importante era vincerlo. Il Derby non si gioca, si vince. Solo un Romano lo può capire. E chiudo con una frase del nostro Lucio Battisti, che per il Derby è perfetta… TU CHIAMALE SE VUOI, EMOZIONI!!!