A margine del chiacchiericcio mediatico , scatenatosi intorno alle tante polemiche, diventate quasi stucchevoli ,al termine della partita di sabato , vorrei portare a conoscenza,di chi non ne fosse, le dichiarazioni rilasciate su un noto sito, da parte di Beppe Bergomi.
Doverosa la premessa del rispetto che nutro, o sarebbe il caso dire nutrivo,per questa figura quasi istituzionale. Stavolta pure lui si è speso a difesa, di una causa che molto modestamente ritengo indifendibile. Il tutto ruota ovviamente, e non poteva essere diversamente, intorno all’episodio che ha visto protagonista Felipe Anderson. “Cosa dire nelle scuole calcio?” Questo il virgolettato iniziale che mi ha lasciato basito da parte dello “Zio” nazionale, nella figura di responsabile di scuole calcio. Sorpresa per un’alzata di scudi, che non mi lascerebbe tale qualora non fosse pervenuta da personaggio di tale spessore. Noi nella nostra “città” certe situazioni le viviamo nella quasi quotidianità, dovendo prestare orecchie a difese di certa stampa prezzolata,per i continui piagnistei di quelli dell’altra sponda del tevere. Ma da lei no, Bergomi, visto che tante volte si sente enfatizzare lo stile Ambrosiano! E poi il tempo, Gran Signore, dovrebbe rimembrare in lei, quando si macchiò di un episodio di dubbia moralità nel corso della sua carriera di calciatore.
Ricordo, e ricorderà anche lei, che a margine di un Inter-Lazio, datato 1984, esultò, e questo ci può stare,ma non nella maniera consona ad un Campione del Mondo.
Il tutto nel momento in cui, dopo un gol quasi allo scadere, sancì la vittoria dei suoi, si avventò contro un Nostro calciatore in lacrime, in ginocchio e frustrato per l’esito della contesa. Ho negli occhi lo sguardo feroce,cinico e spietato e qualche parola sicuramente non carina gridata all’avversario inerme a terra.
Ecco, forse dovrebbe insegnare ai suoi adepti delle scuole calcio, che non si esulta in quella maniera sbeffeggiando lo sconfitto. Per tornare alla stretta attualità, forse non dovrebbe neppure insegnare di minacciare fisicamente in modo ostile e violento, chi esulta per il raggiungimento di un risultato sportivo.
Nello sport si vince e si perde… Per completare il corollario, non dovrebbe nemmeno insegnare di protestare in forma incivile, in maniera reiterata ed offensiva contro tutto e contro tutti. Poi se ci aggiungiamo che tutto questo nasce da una situazione di colpevolezza ,beh, le conclusioni tiratele da soli….. Quindi mi permetto molto umilmente, ” Zio Bergomi”, di consigliarle un approfondito esame di coscienza, affinchè il passato e il presente fungano da insegnamento etico per il futuro delle nostre nuove leve calcistiche. Ed in particolare dei “suoi” allievi delle scuole calcio, che hanno la possibilità non comune a tutti, di avvalersi degli insegnamenti di un Campione del Mondo…

Enzo Biondi