E dopo la fatal Bologna, ora la fatal Verona. Ancora una volta ci autofustighiamo affondando i flagelli spinosi nella nostra carne viva provocando immenso dolore.  Di nuovo a leccarci le ferite dopo l’ennesima rovinosa caduta post coppa. Solito copione che non può e non deve essere un alibi vista la sconcertante similitudine. Oggi non ci si deve soffermare a sparare sui singoli o cercare colpevoli ingiustificabili. Perché se quando si vince il merito si divide in maniera equa, lo stesso deve accadere quando si perde. Si potrebbero trovare innumerevoli capi d’accusa. Da scelte quantomeno bizzarre nell’undici iniziale, perseverare a ragione nel presentarsi con giocatori a minuti zero, che nel calcio non hanno l’effetto commerciale benefico dei chilometri zero, anzi l’esatto contrario. Certo è improbabile, anzi me lo auguro, che in occasioni future dovremmo ricorrere all’improvvisazione, e nemmeno questo è giustificabile nel pagare un conto troppo salato. Quindi siamo al momento delle scelte. Lungi da me l’idea di interferire in quelle societarie, ma è il singolo tifoso che deve decidere su quale carro salire una volta per tutte. Vogliamo fare parte della fazione dell’eterno tifoso scontento, pronto ad azzannare le scelte estive della società ritenute opinabili? Bene che si salga e si resti lì per sempre. Perché facile poi alla prima occasione utile scendere e salire di corsa su l’altro di carro, come troppe volte successo in un passato nemmeno tanto lontano. Vogliamo fare parte dell’altra parte, quella che comunque difende l’operato della società stessa in maniera ostentiva comunque vada? Bene, signori salite! Ma non sarebbe il caso, una volta tanto fare ricorso a quella dote di cui ogni essere umano normodotato può avvalersi e trovare il giusto equilibrio? Certo anche se non è cosa facile da raggiungere almeno proviamoci. Non siamo noi quei tifosi che urliamo in faccia al mondo la nostra intelligenza? E allora dimostriamo ciò, stavolta a fatti e non a parole. Alzi il braccio, non il destro teso altrimenti saremmo additati di nuovo in maniera malevola, coloro i quali oggi immaginavano di risolvere i problemi in essere dopo cento giorni di praticantato del nuovo corso. Si era coscienti o meno che gli inizi sarebbero stati duri o si pensava ad un uomo con la bacchetta fatata in mano, che come d’incanto  trasformasse in oro tutto ciò che avrebbe toccato? Sì è scelto, viste le circostanze un allenatore, che non è un mago né un Re Mida. E mi pare doveroso premiare ancora usa volta l’onestà intellettuale dello stesso, ricordando che al suo approdo non promise chissà quale successo nell’immediato, bensì parlò di  un periodo transitorio per poi  porre le basi di eventuali soddisfazioni future. Il tempo è scaduto? Io penso di no, e sarebbe un “nonsense” come direbbero i nostri cuginastri francesi, tirare conclusioni sommarie ed affrettate. Il tempo è galantuomo e solo lui è in grado di dare a noi poveri e comuni mortali le risposte che ci illumineranno. E almeno il tifoso Laziale, sempre quello con la elle maiuscola, ricordiamoci,  si augura siano positive. Ma ci sarà come al solito chi dall’altra parte, il solito “fuoco amico” che oramai conosciamo tutti nella forma di stampa e radiofonia prezzolata, che in maniera subdola accetterebbe di buon grado la non riuscita del progetto. Ma se così non fosse, come immagino nessun Laziale vero speri, allora non provate nemmeno a salire sull’altro carro, perché stavolta sareste rigettati in maniera definitiva nel fango del quale siete degni e nel quale meritate di vivere! E allora, stringiamoci ancora una volta tutti attorno insieme… “e la sosteniamo o no la nostra Lazio c’mon?” come recita un coro storico della nostra Curva, domanda con risposta superflua, mai come oggi all’uopo per l’ occasione!

ENZO BIONDI