“La Lazio c’è! la Lazio c’è! ” potremmo dire parafrasando lo storico grido di Guido Meda, che per anni ha accompagnato  alla  vittoria, gli ultimi metri prima del traguardo di un centauro italiano. I più pignoli, non a torto, potrebbero osservare che vittoria poi non è stata. Vero, ma per chi cercava conforto e certezze nell’insidiosa trasferta bergamasca, vittoria è stata. Un risultato che ci penalizza oltremisura, arrivato al termine di una prestazione gagliarda al cospetto di una squadra che storicamente soffriamo per

la sua determinazione. Immagino che anche Sarri si ritenga soddisfatto della prova dei suoi prodi guerrieri, che hanno risposto colpo su colpo senza mai indietreggiare e raramente tentennare. Tra questi  si cominciano ad intravedere personaggi finiti nel dimenticatoio ed altri a cui non si era concesso il tempo giusto per crescere, taluni ritenuti troppo giovani che sembrava dovessero rimanere protetti per l’eternità in una campana di vetro. Un’altra significativa dimostrazione che con il Comandante c’è posto per la meritocrazia, a dispetto dei capricci fanciulleschi di viziati milionari. Tornando alla gara, pazienza se proprio in quei fatidici ultimi metri, o ultimi secondi, fate voi,  sia sfumata una vittoria che sarebbe stata la degna conclusione di una giornata che già un pezzo di storia l’aveva scritta. 159 volte Ciro Immobile, a dispetto di detrattori prezzolati, pennaioli schiavi del sistema e comunicatori faziosi e incompetenti. E poi onore ai 547 eroici combattenti e sostenitori di  una fede a tinte biancazzurre. Nella desolazione di un plumbeo cielo di fine ottobre, hanno colorato con sciarpe, stendardi e bandiere, illuminando così come un sole terso di primaverile memoria, la malinconica landa bergamasca. Torniamo dalla ostica trasferta orobica sì con un solo punto, ma con la consapevolezza che forse la strada sia quella giusta, che si sia fatto un ulteriore passo in avanti alla ricerca delle fattezze che richiede il percorso iniziato non da tempo immemore. Nessuno si illuda, perché ci potrebbero essere fasi involutive, ulteriori scivoloni, che comunque non minerebbero in nessuna maniera le certezze che mano mano saranno acquisite sul campo. Campo sul quale ancora una volta ha prevalso lo stile Lazio, nella persona di un suo atleta che danneggiato fisicamente, anziché lasciarsi andare ad una pagliaccesca pantomima, ha ripreso il suo posto rappresentando degnamente lo spirito puro dell’essere Laziale. Ora alla luce del prossimo evento che si consumerà nel giovedì europeo, andiamo avanti alla ricerca di quella “continuità” tanto auspicata dal nostro Comandante! SFL

ENZO BIONDI