Con una frequenza che assume le sembianze del paradosso siamo a registrare l’ennesimo episodio che vede coinvolta la Lazio di fronte ad un nuovo attacco alla sua identità. Questa volta la cosa è di una gravità indicibile considerando che seppur coinvolti, in primis, l’onta dell’offesa è rivolta all’intero Popolo Italiano. A distanza di un giorno, è ancora impensabile la presa di posizione del governo francese, nella persona del suo ministro degli interni, Gerald Darminin. Con una cervellotica decisione, si vieta l’ingresso a cittadini italiani in Francia nei prossimi giorni, nello specifico ai tifosi della Lazio, prevaricando così al trattato di Schengen, che sancisce la libera circolazione sul territorio europeo, ovviamente laddove non si registrino casi di accertata pericolosità da parte di individui segnalati per reati gravi. E fa’ strano pensare che ai francesi possano creare più timori tifosi di una squadra di calcio, che non quelle orde terroristiche delle quali poi lamentano stragi perpetrate ai loro danni.

Qui siamo di fronte ad  un deciso quanto immotivato attacco frontale ad ogni cittadino del Belpaese. E sarebbe il caso che fossero proprio le nostre  istituzioni governative ad intervenire per quello che potrebbe ritenersi, e non a torto, l’abbrivio di un incidente diplomatico di non secondaria importanza. Ma come al solito è la latitanza a farla da padrona. E per capire l’infamia del popolo transalpino, basti ricordare eventi legati a catastrofi naturali e non, quando questi esseri nauseabondi hanno prodotto una ironia becera e disgustosa sulle morti di tanti nostri connazionali. Se è dovere del nostro governo difendere la Nazione, per quanto ci riguarda siamo noi Laziali, sottolineo, sempre quelli con la elle maiuscola, a prenderci cura della nostra Lazio. Questa volta si è alzato il tiro in maniera pericolosa. Sì è tornati su una decisione predisposta con largo anticipo dall’organo di competenza, ossia sancire il divieto di trasferta. E sia, ma il resto ha l’unico scopo di vessare un popolo, quello Laziale, trattato in più occasioni in maniera pestilenziale ed amorale. Tacciati di essere “fascisti e violenti”, come se una cosa sia conseguenziale dell’altra. Situazione contro la quale finalmente, c’è chi è uscito allo scoperto, politici e non, sia per una fede politica diametralmente opposta, ma soprattutto per non accettare l’etichetta di  “violenti”. Se poi si vuole parlare di violenza, nella fattispecie negli stadi, visto che si tratta di una partita di calcio, be’, allora che si specchino i francesi! Certamente vedrebbero riflesse immagini di violenza inaudita, che hanno fatto il giro del mondo nelle televisioni e sui giornali, che hanno investito in pellicole e quantità industriale di inchiostro,  per raccontare le malefatte dei tifosi francesi in genere, e soprattutto di quelli del Marsiglia nello specifico. Veramente l’incoerenza oltre ogni limite. Forse siamo giunti al punto di non ritorno. Il Laziale è stanco di essere sempre provocato e martorizzato, e soprattutto come nella circostanza attuale senza nessuna ragione. Non ricordo attenzioni, né tantomeno prese di posizioni così forti,  quando fummo tenuti segregati in carceri straniere senza l’intervento di chi che sia. Ricordo il trattamento che ci fu riservato a Francoforte, ed il comportamento degli stessi tedeschi all’Olimpico con tanto di invasione di campo rimasta incredibilmente impunità. Ed allora intervengano anche quì le autorità competenti. A cominciare dall’UEFA, perennemente in prima linea a puntare il dito contro i Laziali, grazie all’apporto in passato di monsieur Platini, al quale si dovrebbe dedicare più attenzione considerando le situazioni in cui è stato coinvolto per scandali di varia natura,  come quello fresco di poche ore, dove è stato accusato di truffa alla pari del suo compagno di merende Blatter. E poi il caro signor Gravina, che anziché lanciarsi continuamente in accuse gratuite e a torto come dimostrato ampiamente dai fatti, contro la Lazio ed il suo Presidente, che ci metta la faccia per una volta. Oppure, caro signor Malagò, solerte nel mettere a disposizione del suo pupillo-pupone le sale riservate ad eventi storici, e non all’addio di un comune sportivo-calciatore. Ci metta la faccia anche lei, almeno stavolta nella figura di massimo esponente dello sport italiano e come cittadino comune, sempre italiano! Ma la storia è risaputa caro presidente, pronto a demonizzare un falconiere, ma non a prendere posizioni decise in casi di tale gravità. Ma stiano pur certi tutti, che a dispetto della noncuranza di istituzioni governative e sportive, noi Laziali, non ci faremo trovare impreparati. Loro certamente non hanno a cuore quella Patria che si chiama Italia, ma noi sì, ed anche quella che per noi è la Lazio Patria Nostra!
ENZO BIONDI