Lazio-Parma, il 25 novembre del 2007, è il giorno del dolore.

Sono passate due settimane dalla morte di Gabriele Sandri.

Il clima è surreale.

La commozione coinvolge tutti.

Il minuto di raccoglimento, osservato prima del calcio d’inizio, è di un silenzio assordante.

Gabriele è stato ucciso da un proiettile esploso sull’autostrada da un poliziotto, all’altezza di Arezzo.

Il tam tam dei tifosi diffonde la notizia prima ancora che venga battuta la prima agenzia.

Il mondo Lazio sa,prima degli altri, che dovrà piangere ancora.

Il Viminale, quell’11 novembre, annulla il match Inter-Lazio, e anche Roma-Cagliari, prevista all’Olimpico in serata, perché non ci sono le condizioni per mantenere l’ordine pubblico.

Il resto della giornata, invece, viene fatto disputare regolarmente.

Ma i tifosi non accettano che lo show prosegua, pretendono la sospensione: sarà una giornata particolarmente tesa.

Lazio-Parma, quattordici giorni dopo, è una partita irreale, da vincere non per la classifica, ma per Gabriele, sotto un cielo plumbeo.

De Silvestri, prodotto del vivaio, gioca con la scritta Gabbo sugli scarpini.

La curva presenta la grande immagine del suo volto sorridente.

La Lazio fatica, soffre, ma non passa.

Poi, non può che finire cosi.

Ultimo minuto,tiro sporco di Firmani.

Rete.

Fabio Firmani è laziale da sempre, “oggi segno io o segni tu” aveva detto a De Silvestri, che invece è uscito per infortunio.

Corsa a perdifiato sotto la Nord, ad abbracciare il volto di Gabbo.

La partita finisce.

Lo stadio si svuota.

Nelle gradinate deserte, allora, entrano loro.

Gli amici di Gabriele, quelli di sempre.

Che occupano un quadrato.

Solo allora iniziano a tifare, per un momento che non si può condividere.

Gabriele è là…

Gabbo vive!!

Gabriele uno di noi!!