È insito nell’essere umano non accettare l’unico accadimento certo che ci riserva la Vita, una volta venuti al mondo: la Morte. Si cerca sempre un perché, si cerca sempre un motivo e sempre la risposta è la solita: no! Perché non si vuole allontanare dai nostri cuori,  dai nostri sguardi, dai nostri pensieri, dalla nostra vita chi amiamo. A volte, a stento si riesce a metabolizzare la Morte. Ci si aggrappa a delle scuse che sono sole palliative al dolore. L’età, la sofferenza per un male, ma alla fine c’è sempre lo strappo che mai sarà ricucito e la disperazione. Poi quando la Morte arriva in maniera impronosticabile, per accadimenti che non dovrebbero esistere nella normalità, allora il dolore diventa insostenibile. E tutti noi, non potremo mai dimenticare una Morte ingiustificabile come fu per te. Ancora oggi dopo quattordici anni nessuno è riuscito a dare un senso, sempre che morire un senso lo abbia, alla tua Morte. Nessuno è riuscito a trovare una spiegazione, nemmeno chi aveva il motivo e l’obbligo di farlo. È un atto dovuto per chi piange lacrime amare per tutto il resto dell’esistenza: un padre,  una madre, un fratello. Una famiglia devastata dal dolore. Nessuno restituirà  una giovane vita strappata all’esistenza di un ragazzo morto in maniera inimmaginabile, nel sonno. Si dice che morire dormendo sia la Morte riservata ai Giusti, a quelli come Gabriele, anche se è una situazione che mai nessuno avrebbe voluto avallare. Nessuno,  perché anche chi non lo conosceva in vita, si è fatto carico di portarlo successivamente per sempre nel proprio cuore. Perché quando muore un fratello Laziale, se ne và una parte di noi stessi,  di noi Laziali. Raccontare, ricordare quella disgraziata giornata è un evento che ogni undici novembre, da allora ci immalinconisce, ci spezza il cuore per quello che non doveva essere: una morte assurda. Poi nel corso del tempo sono emerse le giuste verità, come vuole la Giustizia Divina. Ma in quella ordinaria, la verità, non ha mai preso corpo, alimentando ancora di più lo sdegno e la rabbia non solo di chi Gabriele l’ha perso per sempre, ma anche di chi persona neutra, si dovrebbe sentire protetto dalle istituzioni. Si è arrivati perfino al punto di tentare di infangare la memoria di un morto incolpevole, verrebbe voglia di dire, di un morto, morto per caso. Tutto questo pur di minimizzare da parte di chi è preposto, colpe acclarate di un rappresentante della giustizia. Già la giustizia, che magari si dovrebbe capire, qualora esistesse dove alberga… Vomitevole. Ma Gabriele vive sempre e lo farà per sempre in noi, ricordandolo con quel suo accattivante sorriso. Questa dolorosa pagina di vita, verrà tramandata di generazione in generazione, perché un fratello Laziale non muore mai, vivrà sempre nel ricordo di tutti. Lui che amava la vita, come giusto fosse per un giovane della sua età. Lui che amava la Lazio, al punto di seguirla sempre, anche sacrificando il riposo pur di starle vicino, e che per questo, un destino infame lo ha portato via dal mondo. Quel mondo intero, soprattutto quello del calcio, che si è ribellato nell’immediato a una Morte inconcepibile. Morte provocata da un gesto grave ed irresponsabile, di chi si è voluto ergere a paladino di quella giustizia che pensava di rappresentare, e della libertà. Libertà alla vita, della quale ha privato chi chiedeva solo di viverla. Mentre questo infame e spregevole personaggio, che non merita nessuno rispetto, nè appellativo che lo assimili alla vita reale, continua a vivere, forse anche tranquillamente la sua esistenza in libertà ed in barba alla legge, senza patire la punizione più comune che meriterebbe chi ha ucciso, e non in modo casuale come si è voluto fare credere. Se puoi, perdonalo Gabriele, e sono sicuro che  tu già lo avrai fatto. Noi finché saremo quaggiù non lo faremo mai, ma noi siamo dei comuni mortali, ai quali è concesso pur peccando, anche se non lo si dovrebbe, nutrire il sentimento irrazionale dell’odio. Invece per te Gabriele, “solo amore e amore per te” un ritornello che chissà quante volte avrai canticchiato nelle tue serate di lavoro e gioia, di gioia e lavoro. Con noi, lo sai tu ci sei sempre, e il presente è il tempo che ti si addicice, il tempo dell’eternità. E continua a tifare e cantare in quella meravigliosa Curva Nord Paradiso insieme a tanti Laziali che ti fanno compagnia, e che ogni qualvolta gioca la Lazio  proteggete noi da lassù! E adesso ti lascio, mandando un bacio al cielo, a te, MERAVIGLIOSA CREATURA!

ENZO BIONDI