Inquietante déjà vu per la nostra Nazionale di calcio. Come accaduto nel 2017, tutti ricorderanno come andò a finire, obbligati ad essere solo spettatori di Russia 2018, siamo costretti a ripercorrere la stessa strada per arrivare a Qatar 2022, sperando in un risultato diametralmente opposto. Il sentimento più ricorrente per la ferita troppo fresca per essere già stata rimarginata, è la delusione unita alla rabbia. Sprecate malamente  favorevolissime occasioni legate al campo, nel corso del cammino nel girone, adesso è il momento dei rimpianti e la ricerca delle motivazioni di un fallimento seppur temporaneo ma  sicuramente inaspettato. Soprattutto alla luce quel successo, forse non del tutto aspettato, che ci ha regalato l’Europeo itinerante conquistato poco più di un anno fa. E le chiavi di lettura si prestano a più interpretazioni. La presunzione di essere così forti, tanto da affrontare avversari di non eccelsa levatura con la non giusta determinazione. Oppure è stato l’effetto boomerang di una gloria forse illusoria, per un successo che si potrebbe anche additare ad una serie di congiunzioni astrali estremamente favorevoli. O potrebbe essere una giustificazione legata alle molteplici assenze nel momento decisivo del girone, in concomitanza della scarsa condizione fisica palesata da  chi è sceso in campo, motivata dalla stanchezza che però avrebbe dovuto riguardare anche i nostri avversari, che altresì non hanno dimostrato le stesse lacune con le medesime problematiche. E fino a quì, pareri che non avranno mai una risposta certificata, dal momento che il calcio non è un scienza esatta e perciò soggetta a più varianti. Altre motivazioni invece, potrebbero ricercarsi in una esaltazione troppo enfatica di un movimento calcistico,  forse non del tutto di primissimo ordine, come tante volte sostenuto da tutte le componenti del mondo del calcio nostrano. Magari c’è troppa fretta ad esaltare  nostri calciatori seppur di buona caratura, non prendendo in  considerazione quello che esprimono a livello di individualità, campionati sicuramenti con qualità superiore al nostro. Basta fare un rapido giro di orizzonte per rendersi conto dei tanti talenti in giovane età che già calcano palcoscenici di primissimo livello in Europa, mentre da noi continua l’ostracismo verso giovanotti molti promettenti ma ritenuti perennemente in erba, fino allo sfiorire. Forse si potrebbe anche sostenere che il nostro calcio stia vivendo un momento di involuzione, per quello che concerne il modulo attuato dalla nostra Nazionale,  soprattutto mancando di protagonisti in determinati ruoli, adatti al modulo stesso, sui quali poi c’è l’immancabile critica artata da parte di taluna comunicazione, puntualmente smentita dai risultati, poiché come di norma sono gli assenti ad avere sempre ragione… Anche se questa come tutte le ipotesi è alquanto opinabile. Ma sulla velocità della manovra espressa e la condizione fisica qualcosa potrebbe essere messa in discussione e rivisitata.  E se da contraltare i più strenui difensori potrebbero replicare a qualche motivato mugugno, replicando giuste le scelte attuali, sostenendole con la vittoria dello scorso anno, gli stessi poi non dovrebbero  obiettare che in caso di  una seconda mancata qualificazione al Mondiale, questa rappresenterebbe un risultato negativo di portata storica, con relativo choc dal quale sollevarsi per il nostro movimento calcistico,  risulterebbe estremamente problematico. Naturalmente tutto ciò non per essere menagrami, perché ad un popolo come il nostro dedito al calcio, questo non si può e né si deve augurare, ma solo per prendere coscienza della momentanea triste realtà, che si spera da quì a marzo si riveli infondata. In caso contrario ci si dovrebbe preparare all’ennesima rivoluzione nei piani alti del Palazzo, con epurazione totale, anche se già si dovrebbe pensare a soluzioni alternative nell’immediato.  Qualcosa sicuramente non funziona nel nostro sistema calcio, se si deve ricorrere al play-off per programmare un Mondiale, che visto il girone di competenza era sicuramente nelle nostre corde. Saranno partite certamente drammatiche sportivamente parlando, e la fiducia che accompagna Mancini sembra un po’ eccessiva e forzata. Pensare di arrivare in Qatar ci potrebbe anche stare, ma poi vincere anche il Mondiale sembra un volo pindarico di proporzioni sconfinate… Certamente glielo e ce lo auguriamo, per non essere di nuovo solo spettatori di una manifestazione che ci ha visti a più riprese scriverne la Storia… però per il momento,  la realtà dice che bisogna pensare ad un play-off che si presenta pieno di insidie, poi se si dovesse arrivare a partecipare, quello che arriverà, sarà tutto di guadagnato…

ENZO BIONDI