Alla vigilia di un Natale che si spera possa rasserenare gli animi di tutti, si può tracciare un primo bilancio per quello che riguarda il cammino della nostra Lazio, a metà di questo campionato. Un argomento che si presta a più interpretazioni, ma duole dirlo, troppo spesso inflazionato da situazioni create ad arte, da chi dice di amare la Lazio, ma che lo dimostra tanto con le parole, ma poco con i  fatti. Ma procediamo per ordine. Il termine della scorsa stagione, segnato dall’addio avvenuto in maniera piuttosto discutibile da parte del “piacentino”, ha determinato una situazione di criticità, raggirata in modo esemplare dal tanto criticato presidente Lotito. Trovatosi a gestire una situazione di grave difficoltà, per l’ennesima volta con un colpo mediatico di portata eclatante, ha trascinato a Roma, l’allenatore più importante della storia della Lazio, non fosse altro per il pedigree universalmente riconosciuto allo stesso: Maurizio Sarri. Dopo un primo periodo che sembrava aver accomunato tutto il mondo Lazio in virtù di una scelta significativa, ci si è poi accorti di come e sempre,

i soliti topi di fogna abbiano messo fuori la testa dalla stessa, nel momento delle prime e preventivabili difficoltà. Era pronosticabile un cammino tortuoso e irto di insidie, ma poi al tirar delle somme seppure parziali, non si può definire lo stesso un  cammino disastroso, come da qualcuno sostenuto. Tre punti in meno allo stesso punto del percorso rispetto alla stagione scorsa, è un risultato se non esaltante, comunque accettabile. Soprattutto se si considerano le situazione oggettive legate ad una situazione di campo, agli antipodi con la precedente. Un cambio di modulo che doveva e dovrà ancora avere bisogno di tempo, per ottenere i risultati auspicabili, e per essere assorbito dai protagonisti del progetto, i calciatori, reduci da tutt’altro dettame tattico. Si è passati da cadute rovinose, leggi Milano, Bologna, Verona e Napoli, al termine di prove sconfortanti, ad altre maturate in situazioni di altro genere, nella fattispecie Juventus, dove il solito arbitraggio quantomeno discutibile, ha indirizzato in una certa maniera le sorti della gara. E poi la sconfitta di Sassuolo, dove tra distrazioni difensive, ancora scelte arbitrali
di nuovo discutibili e un pizzico di sfortuna hanno segnato la sesta sconfitta di questa prima parte di stagione. Il contraltare a tutto ciò è rappresentato da prestazioni esaltanti, come quella nel derby e l’altra contro la capolista del campionato a metà percorso, unica sconfitta subita dall’Inter del “piacentino”. A completare il corollario, prestazioni altalenanti, tra luci ed ombre, ma soprattutto il rammarico di punti persi proprio sul filo di lana, Atalanta e Udinese, che avrebbero potuto delineare una classifica, che a questo punto sarebbe stata di diversa lettura, soprattutto in chiave futura, ma soprattutto avrebbe zittito l’ormai celeberrimo “fuoco amico”, molto presente più sulle tastiere che non sugli spalti. Zittire, un verbo di stretta attualità in questi giorni, grazie all’insano gesto di quel giocatore, Acerbi, amato e sostenuto anche oltre modo, ma solo fine al momento della sua totale pazzia, della quale poi dovrà pagare le decime, al cospetto di un’intera tifoseria, e non solo quella della parte più nobile della stessa, gli ULTRAS, come sostenuto in maniera subdola dalla solita distorta comunicazione. Quella stessa comunicazione che in maniera infame ha gettato ulteriore fango contro una società dalla quale ha sempre tratto un beneficio di meretricia contestualità, tradendo con l’inganno, un personaggio che godeva di credibilità precedente alle ultime dichiarazioni, dalle quali non si è evidenziata la lealtà di cui veniva accreditato. Purtroppo succede anche questo… Ma andando oltre, vale la pena di spendere due parole per gli ultimi arrivati in casa Lazio, nella sessione estiva di mercato, che a differenza delle precedenti non proprio esaltanti, si può definire quantomeno promettente. Hysaj Basic Zaccagni ed il redivivo Felipe Anderson, (a volte tornano…), hanno finora fornito alla causa un rendimento medio, ampiamente sufficiente, e poi Pedro, che sicuramente merita un discorso a parte. Approdato dall’altra sponda del Tevere, un passaggio sempre difficile da digerire, nel caso attuale non per le qualità del personaggio in causa, il calciatore nella storia del calcio più titolato del pianeta, ma per quella ritrosia giustificabile del tifoso passionale. Ma è bastato poco per capire quali fossero le motivazioni dello spagnolo che ha conquistato tutti, e dico proprio tutti, topi di fogna compresi, a suon di prestazioni stellari, gol e assist in quantità industriali, rispettivamente otto e tre, a metà stagione. Rendimento strabiliante per quelli che lo definivano prossimo al pensionamento e giocatore senza stimoli… Innumerevoli le circostanze nelle quali si è fatto carico di pungolare i suoi omologhi, trascinandoli con la sua classe e la sua esperienza, entrambe infinite. E poi la classica ciliegina sulla torta, che sà tanto di banalità, ma che banale non è. Il gol realizzato contro la sua ex squadra, quella “povera” di questa città, in un derby che qual’ora ce ne fosse stato bisogno, ha sancito una volta di più chi siano i padroni di Roma. E poi l’eleganza nel non dare spazio ad esultanze polemiche, contro chi con troppa fretta lo aveva messo alla porta. Pensate cosa fosse successo al contrario, conoscendo lo spessore minimale cerebrale dei personaggi, i nostri dirimpettai… Come dire la classe non è acqua, il tutto in stile puramente Laziale. Per una volta mi sento di dire GRAZIE ROMA! E passate le feste, sperando che il panettone venga smaltito nella giusta maniera e la sorte finisca di accanirsi contro il goleador principe della nostra Storia, si possa riprendere la marcia in maniera spedita come nel finale di questo 2021, interrotta e si spera solo in maniera temporanea, solo dalla forzata pausa natalizia. Una annata non proprio indimenticabile, che comunque ha regalato i due ennesimi record della nostra Storia. Maggior numero di vittorie nell’anno solare, 18, e il già precedentemente citato record di gol segnati, in continuo aggiornamento, tanto da rendere difficile tenerne il conto, con la nostra Maglia, da Ciro Immobile. E non ci si può non congedare, e volutamente lasciata per ultima solo per  non dimenticare, che tra le  tante certezze ce n’è una indissolubile, quella che lega la Maglia come il cordone ombelicale materno alla nostra Lazio, la CURVA NORD, un’entità per la quale qualunque oramai ogni aggettivo diventa superfluo! FORZA LAZIO CARICA!!!
ENZO BIONDI